Guardare non basta. Bisogna restare abbastanza a lungo da vedere.
Sono Mario Sgrò, e MeriFilms è il mio modo di restituire ciò che vedo.
Vengo dalla fotografia, quella d’autore, fatta di tempo, luce e pazienza. Ho imparato a osservare prima di scattare, a cercare il silenzio dentro le cose.
Col tempo il mio sguardo si è spostato sul film, perché alcune storie chiedono movimento, voce, ritmo.
Il matrimonio, per me, è uno di quei momenti: una giornata che contiene molti strati, e che merita di essere raccontata con cura, senza filtri.
Lavoro con un linguaggio documentaristico, ma ogni film ha un respiro suo.
Entro in punta di piedi, resto abbastanza vicino da capire, abbastanza lontano da non disturbare.
Uso la luce come un segno narrativo, la musica come ritmo invisibile, il montaggio come forma di ascolto.
Prima di tutto, uno sguardo
Fuori dal lavoro, vivo le mie passioni con la stessa intensità.
Amo il cinema d’autore, quello che si prende il tempo di guardare davvero.
Suono da sempre: sono stato DJ per passione e per mestiere, nei club, nei festival, dove la musica si sente prima ancora che si ascolti.
E poi c’è il mare. Pratico windsurf e kitesurf: discipline in cui serve equilibrio, sensibilità, attenzione al minimo cambiamento del vento.
Tutto questo — la musica, lo sport, il cinema, la fotografia — fa parte
del mio modo di guardare.
Lo porto con me ogni volta che accendo la camera.
Un racconto che resta
MeriFilms non produce semplici video.
Costruisce tracce da custodire.
Film che non seguono mode, ma restano nel tempo.
Oggetti di memoria che parlano alle persone che li vivono e a chi li guarderà, un giorno, con occhi nuovi.